 | IL POZZO E IL PENDOLO La Galleria del Giallo e del Mistero |
Presenta “Q.” un lavoro tratto
dal romanzo di Luther Blisset .
Venerdì 29 e sabato 30 aprile ore 21
domenica 1 maggio ore 20:00
Si replica sino al 16 maggio
La trama dello spettacolo
Tempo imprecisato, luogo imprecisato. Uno spettacolo tratto da un libro famoso. Uno spettacolo. In prova. Per una messa in scena che vale un ricordo. Ermanno. Intellettuale di sinistra morto per una tragica fatalità. Uno spettacolo.Una vita. Tre ragazzi: Bi, Mìcol e Alberto. Nomi come tanti. Nomi che ricordano qualcosa. Forse Bassani. Forse “Il giardino dei Finzi Contini”. Forse.
I tre amici fanno parte di una compagnia teatrale che decide di mettere in scena un testo che racconta della rivoluzione anabattista del 1550: Q. Il testo è stato scritto da Ermanno C., commediografo, regista, maestro e amico di sempre. Ermanno è però morto un anno prima. Fine. Di un sogno.
Un anno dopo i tre amici si ritrovano, proprio la notte in cui cade l’anniversario della morte di Ermanno, in teatro. Per caso, forse...
Fuori dalla porta di quel teatro le incomprensioni, i dissapori che li avevano divisi, la voglia di camminare da soli, di dimenticare. Su quel palcoscenico la forza di un’amicizia che sopravvive ostinata in ciascuno dei tre, i rimpianti, lo sperdimento per l’assenza di Ermanno, la voglia di salvare un sogno, la necessità di capire. Ma…
La lettura del copione li porta lentamente nella Venezia del cinquecento, in un bordello, in una notte di carnevale. Per la prima volta dietro le maschere ed i costumi di una storia lontana i tre attori si guardano davvero negli occhi e nel tempo e nel luogo più inaspettato quel testo rivela loro una terribile verità.
Il romanzo. Edito da Einaudi nel 1996, Q è il romanzo a firma di Luther Blissett (uno pseudonimo, ormai svelato, dietro il quale per un certo periodo si sono celati i quattro scrittori italiani Luther Blisset Project, Federico Guglielmi, Fabrizio Belletati, Luca di Meo e Giovanni Cattabriga ma che per una buffa coincidenza fu erroneamente attribuito a Umberto Eco). Ambientato nel '500 a Munster, narra una storia di eresie, roghi; un sogno incrociato in cui un uomo dalle mille identità, e che a volte si chiama Gert Dal Pozzo, riesce a sopravvivere alle stragi di eretici e a condurre la sua battaglia contro il traditore Qoelet, che ha venduto i segreti e i desideri di questi uomini senza nome a un pugno di cardinali dell'Inquisizione.
L’autore. Luther Blissett non è solo un nome ma molto di più: un movimento di idee, una dichiarazione d'intenti, quasi una "filosofia di vita" per dimostrare la vulnerabilità dei media.
Il senso di un’operazione. Ci sono dei libri che segnano il percorso della vita. Può succedere quando nelle pagine di una storia rintracci frammenti della tua storia. Può succedere quando inciampando nelle emozioni delle parole scritte riconosci l’eco di emozioni che ti appartengono. Può succedere quando rincorrendo il filo di una vicenda ti ritrovi senza fiato a rincorrere te stesso. Può succedere quando all’ultima riga ti tocca pagare il prezzo di un nuovo addio. Può succedere…
E allora quel libro smette di essere carta stampata e diventa colori, odori, pelle d’oca, groppo in gola, sorrisi, lacrime. E cresce dentro l’urgenza di bloccare la folla di immagini che vagano nella memoria. Di dare loro carne, sangue voce. Può succedere… e allora si rinnova la magia e quel libro diventa teatro.
Tradurre in immagini teatrali quelle di un libro non è mai facile. Letteratura e teatro hanno in comune la favolosa capacità di far “passare” le emozioni. Ma se la pagina scritta lascia l’impagabile libertà di viaggiare in una storia seguendo i sentieri più congeniali alla fantasia di ciascuno, in teatro corre obbligo di definire tempi e modi di quel viaggio. Il teatro è una lettura filtrata. E’ un libro raccontato. Nella messa in scena i personaggi hanno volti, voci, gesti e silenzi di un solo lettore che ha scelto di diventare narratore. Una responsabilità enorme, che rischia di diventare paralizzante. Per farlo bisogna avere la forza di liberasi del testo, di lasciare che siano le emozioni suscitate da quelle pagine a indicare la strada. Avere il coraggio di stapparsi da dentro l’eco delle infinite suggestioni che quelle parole hanno rievocato e scegliere. E allora può anche accadere che dalle centinaia di pagine di un’epopea cinquecentesca venga fuori una storia più sommessa che racconti il dolore infinito di chi è costretto a tradire, di chi per far trionfare la vita deve scegliere la morte. E allora può anche accadere che un libro come Q. diventi uno spettacolo teatrale.
L’adattamento e le note di regia. Q. è un libro che pesa. Pesa metaforicamente perché ha la forza rara e devastante di mettere a nudo la violenza che c’è dietro qualunque fede, la miseria e la grandezza che convivono nell’animo umano, di raccontare una storia fatta di santi briganti, ladroni porporati, vittime colpevoli e assassini innocenti. Una storia nella quale chiunque abbia un briciolo di lucidità è costretto a veder riflesso anche il proprio volto. E pesa fisicamente, perché le settecento pagine lungo le quali si dipana la storia si sentono… anche tra le mani. Decidere di prendere un libro così e provare a farne uno spettacolo teatrale è un’operazione che potrebbe avere molto a che fare con la follia, o peggio con la sconsiderata presunzione. Ma potrebbe anche avere molto a che fare con l’amore. L’amore per quel libro e più in generale per i libri, per la scoperta delle infinite letture, cui ogni storia scritta si presta. E’ da quest’amore che ha preso le mosse il nostro lavoro. L’esigenza di mettere al centro della messinscena il testo, o meglio le inaspettate rivelazioni che un testo può riservare. Più che mai un testo già letto. Non una ma dieci, cento volte. Perché le pagine scritte hanno il magico potere di fondersi con i mutevoli stati d’animo del lettore, trasformandosi di volta il volta.
Se Q. fosse stato un testo teatrale, se tre giovani attori avessero cominciato a provarlo, se dietro quel testo ci fosse un terribile segreto, se una notte, in un teatro vuoto, quel testo avesse cominciato a prendere vita e a raccontare, battuta dopo battuta, una vicenda nella quale i tre finiscono per riscoprirsi non più interpreti ma protagonisti. Se...
Il nostro lavoro è cominciato così con una catena di se. E proprio da quei se è partita un’esperienza incredibile. Il testo ha davvero cominciato a prendere vita, le parole pronunciata e svelare significati inaspettati, a suscitare emozioni diverse da quelle che credevamo di aver bloccato nella scrittura. E noi a rincorrerlo, per rimettere di insieme i fili di una storia che prendeva forma prima che noi facessimo in tempo a decidere che forma volevamo darle. E la messa in scena ha conservato un unico solo punto fermo rispetto al progetto di partenza: l’idea che un testo letto, interpretato, recitato, finisce sempre per rivelare una storia che in fondo ci appartiene.
Annamaria Russo e Ciro Sabatino
con Paolo Cresta – Nico Ciliberti – Lisa Falzarano
drammaturgia e regia: Annamaria Russo e Ciro Sabatino
Il Pozzo e il Pendolo
Palazzo Petrucci - Piazza S. Domenico Maggiore 3 Na
Informazioni e prenotazioni, tel. 081-5422088
www.ilpozzoeilpendolo.it
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap6_Va.html
Ingresso: posto unico 16 euro
Si replica sino al 16 maggio ogni settimana dal venerdì alle domenica
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