Mamma li turchi a Colonia. Ma non solo…

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Ormai la vicenda ed i fatti accaduti nella notte di Capodanno in Germania, con centinaia di stupri e maltrattamenti alle donne che erano scese in strada a festeggiare, si vanno delineando sempre più chiaramente come strategia militare pianificata. Rotta la cortina omertosa dell’informazione, inserita un po’ perché la grande Germania non poteva permettersi una simile “disattenzione” sulla sicurezza, un po’ per depotenziare la gravità degli eventi, appare chiaro che i confini della guerra tra la cultura orientale e quella occidentale sono stati ulteriormente spostati ben oltre le linee di quei confini che l’Europa aveva eliminato.

L’oltraggio alle donne, d’altronde, è un’altra delle armi psicologiche più usate nella guerriglia, che tende a minare l’orgoglio e ad umiliare il nemico, secondo i canoni più classici della guerriglia. Ma credo che in questo caso, sotto, ci sia di più: un simile, vile, atteggiamento di sfida alza l’asticella del disprezzo che il pianeta ISIS manifesta per l’opulenta, molle ed egoista civiltà occidentale. Allungando le mani (in tutti i sensi) su quella che i giovani islamici ritengono erroneamente “qualcosa che appartiene agli uomini”, una cosa che in occidente è stata superata (se non capovolta) da decine e decine di anni, gli integralisti islamici danno una risposta agli uomini, togliendogli la dignità di nemico, ed una alle nostre donne, ree di comportamenti ed abbigliamenti contrari ai dettami della propria religione.

Da destra si chiede ripristino di frontiere e, pessimo segnale, cominciano le prime ronde organizzate per spedizioni punitive, mentre da sinistra si continua coi distinguo e le ipocrisie buoniste e antifasciste: insomma, tutta la discussione rimane nel vuoto confronto tra destra e sinistra di casa nostra, continuando a ignorare il nostro vero nemico che ha deciso di distruggere una civiltà, quella degli “infedeli”. Siamo alla Torre di Babele.

Se poi si deciderà di seguire la strategia americana, beh, attenzione: si dovrà pur ricordare che l’esperienza del Vietnam, prima, e successivamente quella dell’11 settembre e della decapitazione della Libia da Gheddafi testimoniano dell’inadeguatezza del colosso stelle e strisce a combattere contro la guerriglia.
L’impressione è che sia arrivato il momento di ricompattarsi sull’identità e sul rispetto reciproco prima di fare altri passi avventati, ma prendendo atto che siamo definitivamente in guerra, che lo si voglia o no.
Parola di brigante.

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