La grotta di Maria Cristina Di Savoia a Capodimonte

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In un punto nascosto del bosco di Capodimonte, attraverso un sinuoso e scosceso percorso, circondato da alti alberi e vivace vegetazione, c’è un luogo suggestivo, che sa di storia antica e misticismo.

È una caverna, conosciuta da tutti come “la grotta di Maria Cristina”. Un’antica cava, che servì per lungo tempo per l’estrazione del prezioso ed economico materiale giallo, il tufo, con cui è stata costruita gran parte della città di Napoli e che all’epoca fu usato per erigere la vicina Reggia. In seguito, nell’Ottocento il sito fu riadattato ad imitazione di una catacomba, quasi un richiamo al cimitero di San Gennaro, che si trova nei pressi, o ai sepolcri romani, che all’epoca, erano, seppur in minima parte, ancora presenti lungo alcune strade di Capodimonte. Un esempio di questa ispirazione fu infatti il mausoleo della Conocchia, abbattuto però negli anni Settanta del Novecento. La grotta di Maria Cristina fu modificata con esattezza nel 1834, e, guardandosi intorno, emerge lampante l’ispirazione della struttura alle catacombe romane. Furono costruiti veri e propri colombai, atti a contenere le ceneri dei defunti e ancora oggi al suo interno, lungo le pareti, si possono vedere resti di loculi, edicole votive e decorazioni pittoriche. Inoltre sulla via che conduce al sito, e in prossimità del suo accesso, erano sistemati anche mausolei di pietra, che simulavano la Via dei Sepolcri. I Borbone qui fecero inserire riproduzioni di reperti greci e romani. Maria Cristina di Savoia, prima moglie di Ferdinando II di Borbone, fu una regina d’una bellezza seria e soave: alta di statura, bianca di carnagione, ma sfortunata. Morì non ancora ventiquattrenne per i postumi del parto, nel dare alla luce l’unico figlio, Francesco, che sarebbe salito al trono e sarebbe stato l’ultimo re del regno delle Due Sicilie. Francesco sarebbe poi stato educato nel culto di sua madre, chiamata la Regina Santa. Era infatti una donna molto devota e si dice che amasse raccogliersi nella grotta in solitaria preghiera. In effetti la caverna è un’oasi di tranquillità. Lontana dal trambusto del centro e immersa nel verde, è il luogo ideale per chi voglia raccogliersi in solitudine. Ma attorno ad essa da sempre circolano leggende. È la sorte di tutti i luoghi suggestivi e avvolti da un aurea di mistero, che si rafforza in una città come Napoli, così ricca di miti. Da sempre la grotta ha alimentato le fantasie dei ragazzini che qui si sfidavano in prove di coraggio, e per farsi paura si raccontavano che qui Maria Cristina era solita trascorrere le giornate non solo per pregare, ma anche per incontrare i suoi amanti, che, come una mantide religiosa, ammazzava buttandoli dall’alto nella cava. Così si spiegavano il cumulo di terra in corrispondenza dell’apertura. Storielle piene di fantasia che solo un luogo pieno di fascino può suscitare. Sono difatti noti i sentimenti religiosissimi ed estremamente devoti di Maria Cristina: cristiana fervente, si trovò a vivere in una corte il cui stile di vita era molto lontano dalla sua sensibilità. Nonostante l’esuberanza del marito, ella riuscì a ingentilirne, se non i costumi, perlomeno la politica, rendendola più democratica. Nei pochi anni in cui fu regina riuscì a impedire l’esecuzione di tutte le condanne capitali, e finché ella visse tutti i condannati a morte furono graziati. Non ebbe comunque l’opportunità di avventurarsi in altre ingerenze politiche: si dedicò prevalentemente ad azioni di bontà verso i poveri e i malati. Da tutti i napoletani era così conosciuta come la “Reginella Santa”e si narra che insieme al marito recitava il rosario tutta la notte per prendere decisioni sullo stato il giorno dopo. Una virtù tale da essere confermata dalla recente beatificazione, ultimo atto di una regnante di grande integrità. 

 

 

 

 

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